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La storia

savioAlcuni cenni storici sul sito dove oggi sorge l'Officina dell'arte.

La Famiglia Savio aveva acquistato il fabbricato di via Molinari nel 1912, anno in cui la fabbrica di sedie, avviata nel 1891, aveva cessato l'attività produttiva.

Durante la prima guerra mondiale e specificatamente dopo la rotta di Caporetto, il fabbricato fu requisito dagli austriaci che lo avevano trasformato in una stalla per i muli, tuttavia alla fine del conflitto lo stabile era ugualmente in buone condizioni. Marcello Savio, il capostipite delle Officine Meccaniche Savio, vi trasferì le sue attività che riguardavano la riparazione di caldaie, turbine idrauliche di piccola dimensione, torchi per la spremitura dell'uva, macchine da stampa, ecc. In questa fase iniziale non venivano ancora riparate, e tanto meno prodotte, le macchine tessili la cui manutenzione e riparazione avveniva negli stessi stabilimenti tessili della zona.

Nel 1919, quando Marcello Savio trasferì la sua attività in Via Molinari, aveva ben poco da portare: le guerre e le razzie avevano infatti svuotato i suoi precedenti capannoni e quindi fu necessario ricominciare da zero o quasi.

Dal '19 al '24 le Officine Savio conobbero uno sviluppo importante che si protrasse fino al '29, quando la crisi economica americana ebbe ripercussioni sfavorevoli anche nel pordenonese, a partire dall'industria cotoniera, tanto che nel '31 le Officine Savio, che cominciavano ad operare in quel settore, passarono da 15 a 2 dipendenti (minimo storico).

Tutti i momenti storici che si sono da allora susseguiti (la trasformazione del fascismo in un regime, le sanzioni all'Italia da parte della Società delle Nazioni e la conseguente autarchia, la seconda guerra mondiale, ecc.) ebbero dei riflessi rilevanti sul cammino delle Officine Savio e si intrecciarono anche con eventi drammatici di tipo familiare: la morte di uno dei figli di Marcello nel '40 e la sua stessa dipartita nel '46, così ché tutta l'attività imprenditoriale passo nelle mani di Luciano Savio, figlio minore di Marcello che si trovò praticamente solo alla guida dell'azienda ad affrontare il dopoguerra.

Sotto la guida di Luciano tuttavia, l'azienda crebbe con impeto divenendo leader in Italia, e non solo, per la realizzazione e la costruzione di macchine per il tessile. Anche Pordenone crebbe assieme alle aziende che ospitava, in primis la Savio e la Zanussi che contribuirono allo sviluppo della città e alla sua trasformazione.

Nel 1954 la Savio s.p.a., ormai con ben 216 dipendenti, trasferì le Officine dalla sede di Via Molinari, ormai anguste e insufficienti, a quella di via Udine dove gli stabilimenti hanno tutt'ora sede.

Per informazioni storiche più dettagliate sulla storia della famiglia Savio e del ruolo che questa ha avuto nel progresso industriale della città di Pordenone, si rimanda alla pubblicazione: "Savio. Uomini per l'Industria" curata dal Gruppo Anziani del Lavoro – Marcello Savio – per le edizioni grafiche GEAP Fiume Veneto PN.